Anno: 2003

Località: Grosseto, Via Ginori

Oggetto: Ristrutturazione palazzo d'epoca con trasforamzione in struttura abitativa.

Committente: Privato

Collaboratori: Arch. Luana Barbato



Questo edificio, giunto in proprietà alla famiglia Porciatti nel 1854, e successivamente acquistato nel 1911 dalla Provincia, si affaccia su Via Ginori (già Via dello Spedale), da cui prende il nome, ed è molto probabilmente da identificarsi con l'antico Spedaletto delle Donne, che esisteva in questa strada nel XVII secolo. Grazie a una serie di lavori di restauro e ampliamento, forse per mano dello stesso architetto Lorenzo Porciatti, il fabbricato è giunto ad avere quella connotazione di palazzotto signorile che ancora oggi conserva. Il nostro progetto di restauro è stato guidato da una serie di saggi nella ricerca di preesistenze, con la volontà di mantenere integra la struttura e l’immagine con la quale l’edificio è giunto a noi, pur dovendolo destinare ad un altro tipo di fruizione. La richiesta della committenza è stata quella di frazionare sia i locali al piano terra che i due grandi appartamenti per piano nella parte superiore, in unità abitative molto più piccole, avvalendosi della possibilità di utilizzare nell’ultimo piano i doppi volumi realizzati sfruttando l’altezza occupata prima dalle soffitte. Il progetto di divisione in unità più piccole è avvenuta lasciando completamente integra la partitura delle stanze ottocentesche: così i volumi destinati a bagni e cucine sono assolutamente svincolati da quelli storicizzati per far leggere sempre la struttura originale e per mantenerne la memoria storica. Nasce così l’idea di un intervento di ristrutturazione che propone la conservazione degli elementi decorativi e strutturali, tutto giocato nella riproposizione degli stessi in chiave moderna, attraverso una sistemazione funzionale degli spazi che, pur modificando la distribuzione planimetrica, lascia intatti i volumi. I nuovi interventi, pur avendo una loro ben definita connotazione stilistica, non invadono lo spazio originario con modelli alteranti, ma anzi ne esaltano la forma: negli appartamenti ad esempio, i servizi accessori e i servizi igienici sono rinchiusi dentro scatole di muratura e vetro verniciato che con il loro linguaggio contemporaneo si staccano dalla struttura lasciandola leggibile in tutte le sue parti. Ogni dettaglio, sia questo decorativo o strutturale, è stato precedentemente studiato, rilevato e disegnato per meglio comprenderne la forma o l’utilizzo, ma anche per poterlo così riproporre nella fase di ristrutturazione con un linguaggio ove possibile identico, o con minime variazioni funzionali e tipologiche. Così la struttura lignea dei solai, in molte parti decorata, è rimasta inalterata, sostituendo solo le parti crollate e marcescenti. Allo stesso modo i pavimenti in graniglia e le superfici delle pareti sono state trattate con colori e decori che hanno riproposto quelli originali, ove non fosse possibile mantenerli direttamente. Al secondo piano, l’abbattimento dei controsoffitti ha dato ancora più forza all’impianto strutturale, permettendo al contempo di utilizzare il nuovo volume con soppalchi in legno illuminati dai lucernai esistenti. È stato scelto, per il restauro della facciata, di non alterare il gioco cromatico di luci e ombre creato dalla luce del sole e dalla forma curvilinea della strada, scegliendo di intervenire con una pulitura dello zoccolo e del bugnato in travertino, e ponendo particolare cura nel ricreare un colore per la facciata uguale al precedente, puntando dunque alla conservazione e al ripristino di tutti gli elementi decorativi e costruttivi. I prospetti posteriori sono stati invece riequilibrati nei volumi aggettanti e nelle dimensioni degli infissi, proponendo un disegno pressoché simmetrico. Anche in questo caso l'uso degli infissi in legno e delle persiane alla fiorentina è stato fatto sulla base degli elementi originali. La scelta di conservare la struttura e di valorizzarne le parti decorative ha puntato sul ripristino di tutte quegli elementi, come le balaustre in ghisa fusa, i corrimani in legno di noce ed il cornicione in cotto, che ancora oggi danno valenza all’edificio. L’uso nelle parti comuni di luci e colori neutri, o la decorazione a trompe l’oeil del vano di ingresso e delle scale, esalta il senso di “reminescenza storica” dell’edificio, contrapponendosi con gli azzurri accessi dei nuovi ingressi in vetro. Le corti interne sono state ingentilite con una pavimentazione in travertino dal disegno rinascimentale e con la piantumazione di palme, evocazione dei giardini e della città ottocentesca, che appena fuori dalle mura dell’edificio trovava la sua massima rappresentatività nelle piazze del centro storico, di cui questo palazzo vuole essere ancora oggi viva testimonianza.

Testo tratto da:



Relazione architettonica redatta dall'Arch. Luana Barbato



Bibliografia:

ARCHITETTURE GROSSETO N. 3 2007

Metodologia di un restauro. Palazzo Ginori. (Pagg. 33 - 37) (Fotografo: Carlo Bonazza)

Marcella Parisi, PALAZZO STEFANOPOLI-PORCIATT.I Un edificio patrizio a Grosseto., Edizioni Effigi, Grosseto 2004