Anno: 2012

Anno: 2005

Località: Milano, Via Carlo Poma

Oggetto: Ristrutturazione e arredo locali adibiti a civile abitazione

Committente: Privato



Era un appartamento buio composto da una teoria insensata di corridoi e stanzette: Giuseppe Chigiotti l’ha trasformato, da bravo architetto d’interni, insieme con il giornalista Stefano Bucci, in un ambiente in fluido movimento. Oggi, da dall’ingresso s’indovina una pianta razionale che invita a percorsi agevoli, guidati da un lungo taglio che divide in due gli spazi del giorno e della notte, parquet di legno di qua e un mrbido linoleum di là (come citazione degli anni Settanta, quando fu costruita la casa nei pressi di piazza Cinque Giornate). Dall’ingresso, dove la vista è a cannocchiale verso il fondo del soggiorno, si passa subito a destra nell’ufficio e in cucina, e in una stanza per ospiti con il suo bagno privato. A sinistra invece si procede in una anticamera che distribuisce l’accesso alla camera da letto padronale e al guardaroba. E vicino si trovano i bagni. Dal corridoio d’ingresso si passa alla zona pranzo che comunica direttamente con il soggiorno e dal soggiorno nello studio: sempre in vista degli ambienti che appaiono comunicanti oltre il taglio dei setti in muratura, e l’effetto immediato è quello di un’armonica disposizione. «Non ho mai capito» esordisce Giuseppe Chigiotti, «come si possa scegliere di vivere al buio in camere piccole». Qui, invece, si è facilitati ovunque dalle aperture che lasciano libero corso alla luce mentre le porte esistono solo là dove sono realmente necessarie, in cucina e nei bagni. L’appartamento si trova a un piano ammezzato con un terrazzo e un affaccio su un cortile la cui parete di fondo sembra presa da un quadro di Sironi. «Non pensavo di volere un’altra casa con terrazzo» dice Chigiotti, «mi bastava quella di famiglia a Grosseto, ma in fondo mi sto abituando alle fioriture milanesi». Per le finestre e porte finestre sono state scelte veneziane di un tenue grigio, di un colore ben più chiaro di quello vellutato della gatta certosina Amelie, che vaga sorniona tra casa e terrazzo, mentre il bianco, che dà luce e respro, impera su tutte le pareti. Che spesso sono lasciate completamente libere e offrono spazio allo scorrere dei pensieri e alla fantasia.

Non che manchino quadri e oggetti nella casa, e molti hanno una natura eclettica, ma sono sempre ben raccolti e organizzati razionalmente. Così come sono ben esposte su una scansia le immagini di moda di Willy Maywald, che Stefano Bucci, appassionato di fotografia, colleziona.

Mentre Giuseppe Chigiotti, che da parecchi anni è professore incaricato presso il Politecnico di Milano, nutre una vera passione per Piranesi, del quale possiede alcune splendide incisioni, disposte sopra una console di Gio Ponti: un Vaso, un Capricci, un Tempio della Sibilla a Tivoli e un Fonte della Spelonca a Porta Capena.

«La prima incisione» rammenta, «l’ho comprata anni fa a Londra quand’ero ancora studente di architettura, l’ultima a Parma, recentemente».

Entrambi poi, Chigiotti e Bucci, sono assidui frequentatori di teatri lirici, amano l’opera e non solo: in casa possiedono una grande collezione di Cd. E molti sono i libri di architettura, d’arte e di fotografia distribuiti nelle librerie del soggiorno e dello studio.

Foto d’affezione e oggetti tribali si accompagnano a opere importanti di Moneta, Ivan Theimer e Mitoraj, statuine di Richard Ginori e vasi di Gio Ponti, manifatture dell’est europeo a ceramiche di Fornasetti, Matteo Thun, Ross Lovegrove e Ettore Sottsass, vasi di Borek Sipek e sculture di Do Vassilakis a quadri di artisti contemporanei, come Achille Pace e il cinese Ha Xao Ching.

E poi foto di Maria Mulas e Francesco Astori, Grabriele Basilico e Ugo Mulas.

Molti mobili sono di produzione Driade un’azienda per la quale Chigiotti, in veste di designer, crea oggetti per la casa: candelabri e alzate per torta in argento e cristallo, oggetti che lui definisce «vetero borghesi, dimenticati». Divani, tavoli e sedili nel soggiorno sono di Driade, in compagnia di due poltroncine, anonime, «forse tedesche», provenienti da una casa precedente. Curiosi i tappeti su disegno, nel soggiorno e nella zona pranzo: hanno gli stessi colori ma sono l’uno a fondo grigio con cornice rossa e l’altro a fondo rosso con cornice grigia.

Il tavolo da pranzo è un semplice grande ovale di cristallo appoggiato su due basi de I Cugini di Enzo Mari: accanto una console ormai storica del Superstudio.

«Sono pezzi che risalgono agli anni Settanta, cui sono affezionato». Del suo studio, organizzato con scrivania con piano di cristallo, libreria colma di libri e rivista e tavolino per lavoro al computer, Chigiotti dice: «Qui è dove passo il tempo a Milano quando non sono all’università, dove insegno Teoria e storia del disegno industriale. Ma sono costantemente in contatto, grazie ai mezzi elettronici, con lo studio di Grosseto, che si occupa invece di architettura e di rapporti con l’amministrazione locale, come il ridisegno di certe parti della città e il recupero di aree dismesse, soprattutto nel centro storico».

Testo tratto da:

VERVE 2008 N. 22 Pagg. 132 - 139

Bibliografia:

VERVE 2008 N. 22

La casa del sole. Tra foto e pezzi d'autore, l'appartamento milanese del designer Giuseppe Chigiotti e del giornalista Stefano Bucci è un luogo nel quale vige la libera circolazione di luce. E di idee. (Pagg. 132 - 139)

(Autore: Paolo Rinaldi; Fotografo: Giovanni Tagini)