Anno: 2007

Località: Follonica (GR)

Oggetto: Concorso di idee per il museo del ferro e della ghisa

Concorrenti: Giuseppe Chigiotti S.r.l. (capogruppo); Arch. Alessandro Lapidari; Arch. Elena Bozino; Arch. Francesca Testi; Arch. Luana Barbato; Arch. Marco Bianchini; Dott. Rosanna Pavoni; Ing. Francesco Giusti

Collaboratori: Riccardo Boccacci

Pubblicazione: www.europaconcorsi.com

Relazione illustrativa.



Il progetto si sviluppa su alcune parole chiave che riassumono l’identità del nuovo museo, le sue origini e le sue prospettive.

LE FORZE.

Acqua/Fuoco/Terra/Uomo. Questi quattro elementi sono le forze su cui si è costruita la storia della siderurgia a Follonica e in Maremma e sui cui si fonderà il percorso del Museo. Il progetto intende infatti evocare i quattro “artefici” che hanno reso possibile la grande stagione siderurgica: il percorso valorizzerà le tracce ancora rimaste nel complesso San Ferdinando dell’uso dell’acqua e del fuoco per l’estrazione del ferro dalla terra e per la produzione del forno tondo, con installazioni multimediali che solleciteranno emozioni sensoriali (sentire il rumore, vedere il colore, percepire l’ambiente), con esperienze tattili (toccare il ferro), e con suggestioni in grado di far emergere la presenza dell’uomo, di collocarla in contesti produttivi e sociali, di qualificarla nelle sue differenti manifestazioni. Se infatti si parla prevalentemente di fonditori, non si deve dimenticare il ruolo determinante degli intagliatori, a cui si devono i modelli lignei che saranno esposti, e più in generale la comunità che intorno al Forno e alle sue attività ha costruito la città. Già dall’esterno, le quattro forze saranno fortemente dichiarate con elementi in grado di esprimere l’identità del luogo e di coinvolgere l’attenzione dei visitatori.

IL TERRITORIO.

Follonica, la Maremma e tutto il territorio in cui si è espressa la millenaria tradizione siderurgica toscana che ha lasciato importanti testimonianze diffuse a partire dagli etruschi e ha contribuito a formare la fisionomia sociale della popolazione fino alla chiusura dell’ultimo stabilimento ILVA, rappresentano il punto di partenza e il punto di arrivo del percorso museale. La materia prima, la sua estrazione e lavorazione, la diffusione dei prodotti, i luoghi e le strutture che hanno modificato l’ambiente, una differente immagine del paesaggio sono cause e effetti di un ciclo produttivo che ha costruito l’identità del territorio: tutti questi elementi troveranno nel Museo del Ferro e della Ghisa di Follonica gli strumenti e lo spazio per intrecciarsi in un racconto complesso. Un racconto che procederà a cerchi concentrici, irradiandosi dal complesso del Forno San Ferdinando, alla città, al territorio circostante fino a toccare tutti i luoghi regionali coinvolti nella filiera siderurgica, ma che non si chiuderà all’interno dello spazio del museo. Al contrario, “spingerà” il visitatore a uscire dalle sale per andare a conoscere sul “campo” quelle testimonianze che il percorso espositivo avrà introdotto e evocato; in questo senso il museo si può definire – mutuando un’espressione dal web – un portale , cioè uno strumento per accedere alle informazioni che riguardano il tema della ghisa e del ferro in tutte le sue declinazioni storiche, sociali, culturali; ai luoghi in cui questa storia si è dipanata; alle istituzioni che operano per conservare e valorizzare la memoria e le sedimentazioni che la storia ha lasciato. Un museo dunque di scoperta (di una ricchezza naturale, della capacità umana di trasformarla) e di orientamento (su un territorio che è ancora in grado di raccontare, con molteplici strumenti e differenti approcci, gli insediamenti, le produzioni, le trasformazioni che l’hanno coinvolto). Il tema del territorio non si esaurisce geograficamente alla regione, bensì travalica i confini locali e nazionali. Territorio diventa una dimensione internazionale quando l’attenzione si sposta sulla diffusione dei prodotti realizzati in ghisa nel corso del XIX secolo e sulla condivisione degli stessi codici decorativi da Follonica alle più importanti metropoli nel mondo. Sarà questo un aspetto della produzione del Forno San Ferdinando che consentirà di portare il racconto dalla dimensione locale a quella internazionale. L’idea ottocentesca di “panorama” con cui venivano rappresentati contesti urbani per il divertimento e l’educazione del pubblico, sarà rivisitata in chiave contemporanea con postazioni video su cui scorreranno immagini di città, padiglioni, edifici testimoni della fortuna del ferro e della ghisa nell’arredo urbano e nell’architettura.

IL PATRIMONIO MATERIALE E IMMATERIALE.

Il Museo è il luogo in cui si conservano e si valorizzano le testimonianze materiali e immateriali dell’uomo (ICOM 2004), ciò significa che il museo è l’istituzione a cui si chiede di tutelare e di promuovere non solo i prodotti, gli oggetti, i patrimoni tangibili ma anche la cultura che li sottende, il saper fare, le tradizioni. Questa capacità espressiva del museo si evidenzierà nel progetto di Follonica attraverso differenti strumenti propri della museologia e della museografia. Infatti non si tratterà di esporre solamente oggetti, documenti, fotografie ( la cui definizione e scelta è rimandata a successive decisione della commissione scientifica del Museo) , bensì di raccontare anche la qualità del lavoro che si svolgeva a Follonica, l’assimilazione da parte della comunità di un ritmo mediato da questo lavoro, l’impatto del gusto internazionale diffuso capillarmente dai prodotti in ghisa che ridisegnavano l’immagine delle città

L’EDUCAZIONE E DIFFERENTI STILI I APPRENDIMENTO.

Il progetto per il Museo di Follonica intende affrontare come tema urgente e importante l’offerta a pubblici differenti di altrettanti strumenti per seguire nella maniera più proficua e soddisfacente la visita. Sappiamo come ciascuno di noi interroghi la realtà circostante sulla base della propria esperienza, formazione, attitudine, età. Ugualmente il museo deve tenere conto di queste variabili e cercare di offrire opportunità e mezzi affinché le specifiche esigenze vengano soddisfatte o comunque trovino un’adeguata attenzione: la visita esperienziale, emozionale, classicamente didattica risponde a altrettanti stili di apprendimento. L’attenzione rivolta internazionalmente, e specificamente dalla Unione Europea, all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita (LifeLong Learning) ci conduce a analizzare anche l’importanza del museo come strumento educativo e di aggregazione sociale non esclusivamente rivolto all’età scolare; infatti il pubblico adulto in generale e quello giovane post scolare richiedono al museo di cambiare prospettive, di considerare le utenze nella loro complessità e varietà, di instaurare un rapporto con i nuovi visitatori. Il Museo di Follonica prevede spazi dedicati per offrire molteplici servizi e opportunità educative in grado di arricchire e differenziare il racconto svolto lungo il percorso espositivo.

LE STRATEGIE DI PERCORSO.

Il percorso si avvarrà di due strategie espositive, che vengono comunemente sintetizzate in altrettante espressioni: per meraviglia e per risonanza. L’allestimento strutturato sulla “meraviglia” si propone di evidenziare alcuni elementi particolarmente forti e significativi del racconto, in modo che il visitatore sia sorpreso, bloccato, “meravigliato” da quello che vede. Il percorso “per meraviglia” gioca sul forte impatto emotivo dell’allestimento che si avvarrà di installazioni multimediali e interattive in grado di evocare azioni, atmosfere, luoghi; procede sulla capacità di coinvolgere anche sensorialmente il visitatore e di creare una sorta di aspettativa su che cosa “c’è dopo”; valorizza il pezzo unico isolandolo dal resto del patrimonio. L’allestimento “per risonanza” si rivolge al visitatore stimolandone le capacità logiche, creando percorsi che mettono in relazione tra loro gli oggetti in un gioco di rimandi che potenzia la narrazione e suggerisce approfondimenti, fornisce elementi utili per ampliare la conoscenza del tema esposto, crea una rete di informazioni che conducono il visitatore a acquisire una visione complessa della filiera produttiva della ghisa e della collocazione dei suoi prodotti; lavora sulla serialità attribuendo anche alla ripetitività degli oggetti apparentemente insignificanti un forte valore comunicativo (di una produzione a larga diffusione, dell’attestazione di un gusto decorativo). L’affiancamento delle due strategie espositive consentirà al Museo di Follonica di affrontare temi legati al patrimonio materiale e immateriale e di sviluppare il racconto tenendo conto delle aspettative di pubblici differenti e dunque di rispondervi in maniera adeguata. I modelli in legno – che rappresentano il nucleo forte del patrimonio allestito – saranno esposti giocando su questi due registri: da un lato ne sarà evidenziata la qualità seriale, portatrice di un racconto focalizzato sulla storia della produzione, sulla ricaduta economica e sociale sulla comunità locale. Dall’altro, alcuni elementi saranno isolati ricontestualizzandoli e esaltando la loro qualità artigianale e la loro partecipazione a un gusto decorativo condiviso internazionalmente.

L’ALLESTIMENTO E LA MULTIMEDIALITA’.

L’allestimento intende valorizzare la ricchezza di patrimoni coinvolti nel nuovo museo di Follonica: il luogo in cui è ospitato il Museo e le sue caratteristiche estremamente espressive; la ricchezza del racconto di cui il museo sarà medium; i materiali che saranno scelti per essere “metafore” di una produzione e di un saper fare che potranno solo essere evocati. Un ruolo fortemente significativo sarà affidato dalle installazioni e postazioni multimediali e interattive che scandiranno il percorso sui tre piani; installazioni che saranno in certi casi espressive e in altri strumentali. In altri termini, lungo il percorso – e in maniera particolarmente evidente nel piano seminterrato - alle installazioni sarà chiesto di coinvolgere il visitatore e di incuriosirlo, sfruttando i luoghi rimasti a livello di rudere per ricreare atmosfere visive e sonore in grado di evocare materiali, macchinari, presenze umane; sarà dunque chiesto alla multimedialità di essere attore con le proprie specifiche capacità espressive, di essere voce narrante nel racconto del museo. In questo contesto lo spettatore sarà chiamato a un ruolo attivo, partecipante, co-protagonista di un sistema che amplifica e sfrutta le sue potenzialità cognitive e sensoriali. In altri casi – soprattutto al primo e secondo piano – la multimedialità sarà supporto funzionale all’allestimento degli oggetti e alla didattica: per spiegare tecniche di lavorazione, per fornire approfondimenti, per valorizzare l’identità dei pezzi esposti, per inquadrare la produzione di Follonica in un contesto internazionale. Nella maggior parte delle installazioni presenti lungo il percorso saranno predisposti spazi all’interno dei quali i dispositivi tecnologici non siano esibiti, ma facciano sentire i loro effetti, e che questi siano agibili attraverso delle interfacce che possiamo definire “naturali”. Significa che non si attivano attraverso indicazioni gestite da mouse, tastiere, joystick, bensì con modalità comunicative tradizionali, usando il tatto, la voce, un gesto, così da creare una maggior disponibilità, non frustrata da procedure non a tutti familiari. Si favorisce così una dimensione emotiva, senso-motoria, nel senso che il proprio corpo diviene una parte attiva di quest’esperienza. Questo uso delle tecnologie avanzate offre anche un’altra chance che si sviluppa attraverso i linguaggi dei media, linguaggi che sono trasversali culturalmente e generazionalmente. In altri termini, il Museo di Follonica non declina solo la tematica a cui si riferisce ma propone anche un modo e delle possibilità di usare quei linguaggi. Non sono solo dunque il museo dedicato al ferro e alla ghisa, ma anche lo spazio per esperire i linguaggi della nostra epoca, del nostro futuro. Ci troviamo così di fronte a un museo che potremmo definire “raddoppiato” per intensità di apprendimento.