Anno: 2009

Località: Grosseto, Piazza E. Barsanti

Oggetto: Progetto preliminare per la realizzazione di un nuovo centro per gli Etruschi

Committente: Regione Toscana, Comune di Grosseto

Collaboratori: Arch. Luana Barbato; Riccardo Boccacci


Il progetto della “Giuseppe Chigiotti S.r.l.” propone la definizione di un edificio destinato ad ospitare il Centro Nazionale di Documentazione della civiltà Etrusca da realizzare a Grosseto in piazza Barsanti. La localizzazione dell’edificio in piazza Barsanti risponde alle indicazioni previste dal piano strutturale. Nell’intendimento del progetto è però determinante la volontà di trasformare una ex area di periferia in una vera e propria parte della città. Attraverso il progetto di questo edificio si ridisegna una parte di Grosseto considerata sempre marginale alla struttura e alla vita urbana, una specie di terra di nessuno che pur essendo diventata centrale è rimasta emarginata e priva di interesse se non quando è stata usata come localizzazione dei circhi e dei luna-park (per questo nessuno la conosce con il suo vero nome e viene comunemente chiamata “piazza dei circhi” o “piazza del luna-park”). Il tessuto urbano circostante è molto eterogeneo e frammentario, segnato dalla chiesa del Cottolengo come elemento emergente. Non esiste la cortina di edifici ai bordi della strada, tipica del disegno urbano di Grosseto. Così come non esiste alcuna idea di prospetto sui due lati della via Scansanese: il lato di sinistra, uscendo dalla città, è caratterizzato da una distribuzione assolutamente casuale di edifici artigianali e commerciali, mentre sul lato destro abbiamo degli insediamenti abitativi che non hanno alcun rapporto tra loro, tanto da non definire un disegno urbano di riferimento. Partendo da queste considerazioni ci è apparso illogico proporre una soluzione architettonica che faccia riferimento ad una immagine di architettura convenzionale, per quanto innovativa. Abbiamo così definito un progetto per un’architettura che né si impone, né entra in contrasto col tessuto edilizio esistente, ma che cerca piuttosto di portare avanti un’operazione di riqualificazione e ricucitura urbana senza abbattimenti. Si propone un intervento che non assume particolare rilevanza ma si propone un organismo che vuol creare continuità tra questa parte della città, il sistema di verde costituito dal Parco dell’Ombrone e dal previsto campo da golf. Questo tema informatore è stato integrato da altri spunti progettuali. Dovendo progettare il Centro di Documentazione degli Etruschi ci è piaciuto fare riferimento alla civiltà etrusca. Se noi cerchiamo le vestigia etrusche che ancora rimangono sul nostro territorio quello che noi vediamo sono prima di tutto i tumuli e le monumentali cinte murarie. E proprio a questo noi abbiamo voluto guardare. Così è nata l’idea di un’architettura ipogea che faccia riferimento a delle emergenze storiche del territorio e che cerca di integrarsi in un tessuto urbano attualmente di scarso valore, per riqualificarlo attraverso una fisicità che diviene strategica nella risoluzione di alcune necessità a livello di scala urbana: come il parcheggio scambiatore di 400 auto previsto dal piano strutturale, celato sotto la falda che scende verso il parco dell’Ombrone. L’idea del tumulo viene riproposta dalla soluzione del rivestimento delle facciate esterne realizzato attraverso la piantumazione di essenze tipiche di questa area. Facciate che si configurano come fianchi di una collina che copre il parcheggio, una collina sagomata in balze che si raccordano al piano di campagna. La configurazione che assume questa architettura coperta di vegetazione e alberi rimanda ad una altra emergenza architettonica nel disegno della città di Grosseto: le Mura Medicee. Anche esse sono per una parte coperte di vegetazione e con un lato trattato a facciata con parato murario. Anche nel nostro edificio gli spazi interni sono a volta come le troniere delle Mura medicee. L’edificio e le istituzioni in esso ospitate non sono destinati solo ai turisti e agli esperti di archeologia, ma vogliono essere un luogo di aggregazione sia per la vita di quartiere che per quella della città, con un potere di attrazione a livello territoriale e oltre.Quindi non un luogo chiuso, esclusivo, elitario, ma bensì aperto alla vita della città, con la quale vuole integrarsi anche spazialmente, come suggerisce la stessa sua forma che si apre verso uno degli assi informatori della città. L’asse che parte proprio da piazza Barsanti e che con via Liri, piazza Albegna, viale Ombrone, viale della Pace, per giungere alla ferrovia, oltrepassandola poi in direzione dell’aeroporto. Un asse segnato da emergenze architettoniche come il Tribunale e la Chiesa del Sacro Cuore. L’edificio, nel suo essere così aperto, si propone come polo di aggregazione per questa parte della città dove attualmente non esiste alcuna possibilità di socializzare a scala urbana, grazie anche alle attività commerciali che vi saranno ospitate. In questo contesto assume particolare importanza la piazza sopraelevata come elemento centrale del complesso, spazio di riferimento di tutte le funzioni sul quale convergono anche tutti i percorsi. Così sulla piazza, come dovrebbe accadere in tutte le piazze, si aprono esercizi commerciali che sono di servizio sì del nuovo Centro di Documentazione degli Etruschi e dei suoi visitatori, ma anche per gli abitanti della zona. In questo modo si assiste ad una integrazione tra utenti diversi mentre le attività commerciali potranno servire come polo di attrazione anche per il pubblico non direttamente interessato all’attività istituzionali del Centro. La piazza diviene ancor più un luogo di aggregazione cittadina, essendo strutturata per diventare un’arena estiva ospitando concerti, spettacoli teatrali e vari intrattenimenti. In questa ottica è stato previsto un muro che fungerà da seduta per gli spettatori. Durante i mesi invernali la lente d’acqua, che si può asciugare facilmente in qualunque momento per ospitare ogni genere di attività, si può invece trasformare in pista di ghiaccio. Per tutte queste funzioni la grande piazza dimostra anche una capacità di attrazione a livello urbano e territoriale. La ricerca di integrazione con il tessuto urbano circostante è stata sottolineata dalla soluzione della facciata posteriore che con un dolce pendio si collega al verde di competenza delle residenze retrostanti, stimolando anche l’attraversamento dell’edificio e della sua piazza per raggiungere la via Scansanese. E proprio per facilitare questa apertura verso gli abitazioni della zona le attività commerciali si aprono con grandi vetrine verso l’esterno. Questo edificio, infine, si collega fortemente al sistema territoriale grazie alla sua collocazione su uno degli snodi più importanti della città, creato dal collegamento con la via Aurelia e con il mare verso Sud; con la via Scansanese verso la montagna e con Roselle e Vetulonia, un collegamento quest’ultimo sottolineato dal fatto di essere tangente alla prevista pista ciclabile che collegherà Marina di Grosseto agli scavi di Roselle, attraversando appunto Grosseto. L’edificio, alto dieci metri, è organizzato su due elevazioni, piano terra e primo piano. Una parte del piano terra è destinata a parcheggio scambiatore per 400 auto, come previsto dalle norme del piano strutturale. Nella parte restante del piano terra, prospiciente la via Scansanese, è previsto un utilizzo finalizzato ad attività scientifiche come laboratori di restauro, centro di ricerca, uffici per la tutela e lo studio dei siti e del patrimonio archeologico. Al primo piano, l’edificio si sviluppa intorno ad un piazza: nell’ala sinistra sono collocati gli ambienti destinati ad ospitare Centro Nazionale di Documentazione degli Etruschi. Questi ambienti sono stati progettati come un unico grande spazio che prende luce da una grande vetrata di testa concepita come un caleidoscopio. Dall’interno, si vede la città; dall’esterno, l’inizio della parte espositiva proprio per sottolineare e per rendere possibile il collegamento (sia concettuale che fisico) tra la città e il nuovo Centro Nazionale di Documentazione degli Etruschi. Lo spazio, pur variando in altezza, permette una grande libertà nel progetto degli allestimenti e, come tutte le altre parti dell’edificio, è segnato da un ribassamento centrale che è dovuto al percorso incassato nella chiave della volta, un rilassamento che è funzionale sia all’illuminazione degli ambienti che alla possibilità di alloggiamento di proiettori e di impianti audiovisivi. Oltre alla luce che viene dall’alto, la luce naturale penetra anche da finestre che danno sulla piazza. Ci preme sottolineare, a questo proposito, che l’illuminazione naturale è stata ridotta per salvaguardare sia il materiale esposto che per non creare problemi alle rappresentazioni virtuali. Gli ambienti fanno capo ad uno spazio destinato a book-shop e ad una uscita per la parte espositiva. Anche per questa parte è stata scelta una soluzione che permettesse la totale trasparenza della scatola architettonica, in modo tale che chi si trovi nella piazza possa essere stimolato ad entrare nel book-shop e quindi nel Centro. Il percorso interno al centro è stato studiato in modo tale che l’uscita sia nel lato opposto all’ingresso: i visitatori possono usufruire dei servizi degli esercizi commerciali (vivificando con la loro presenza la piazza), ma anche riposarsi nei giardini retrostanti che coprono il parcheggio e che hanno anche un ruolo molto importante nel prolungare lo spazio oltre l’edificio, diventando al tempo stesso elemento di collegamento tra gli spazi verdi di pertinenza delle residenze. Nell’ala destra si possono collocare attività terziarie, commerciali di vicinato, attività ricettive per il tempo libero o piccole attività artigianali. La piazza centrale, oltre a fungere da svincolo per tutto il complesso, è destinata ad ospitare spettacoli, attività ludiche, ma anche aree di espansione all’esterno dei locali pubblici che vi si affacciano. Al nuovo Centro si accede direttamente dal parcheggio coperto con l’ascensore che scorre in aderenza alla vetrata di testa dell’edificio, ma anche dalla piazza centrale alla quale si arriva attraverso l’utilizzo di tre ascensori (che salgono dal parcheggio), di una scala che sale dal piano stradale oppure attraverso il varco tra il book-shop e la parte destinata ad attività commerciali. - L’ascensore che scorre in aderenza alla facciata giunge fino alla sommità dell’edificio da dove parte un percorso, incassato nel volume dell’edificio, che poi scende alla piazza.